Speranza (istruzioni per il disuso).

Rimango continuamente sorpreso dalla mole di dicerie, pseudo-medicina, discipline “alternative” ed altra robaccia che galleggia sul web. Dall’omeopatia alle pietre curative, dalle diete assurde al paranormale, dai rimedi fai-da-te ai vaccini-causa-dell’autismo. Tutto, rigorosamente, privo di rilevanza scientifica. Assieme ad altri colleghi, mi chiedo spesso la ragione di questa folle diffusione.
Spesso si attribuisce questo fenomeno all’ignoranza. Si crede che le persone caschino in certi tranelli principalmente perché non controllano le fonti, non si informano correttamente, non conoscono neppure l’indispensabile in ambito medico. E forse è vero, ma, a mio parere, diversi casi non rientrano in questa casistica; quantomeno non credo che l’ignoranza sia sempre l’unica spiegazione del fenomeno.
- La medicina (attualmente) afferma, in estrema sintesi, che non sia possibile evitare completamente o prevedere l’insorgenza di un tumore. Si possono osservare alcune buone abitudini, ma la certezza non esiste. Troppe le variabili in gioco, troppi meccanismi ancora da comprendere.
- La psicologia non garantisce risultati, solo tentativi molto accurati. Si richiede un grande sforzo al paziente, oltre a chiedergli di essere molto… paziente, in termini soprattutto di tempo (sulla questione costi sono invece piuttosto scettico, credo che la gente butti via denaro in maniera peggiore e senza neppure ambire al proprio benessere. Inoltre, alla lunga, mantenere un disagio psichico costa molto più di uno psicologo – farmaci, divorzi, alcool, droghe, cibo, relazioni, salute… -).
- Dimagrire è un bell’impegno, ci si deve sacrificare seguendo una dieta corretta, si deve assolutamente fare movimento, si devono cambiare abitudini, fare rinunce. Ci vuole costanza, rigore, grande motivazione.
Sono tutti esempi di situazioni in cui spesso la nostra mente deraglia, facendoci prendere decisioni che sembrano offendere la nostra intelligenza, la nostra cultura, il nostro buon senso. Ma non è sempre la mancanza di conoscenza, quindi l’ignoranza, a causare tutto ciò; del resto esistono medici, anche con curriculum discreto, che propongono rimedi scientificamente infondati. Ci sono persone con discreta cultura che abboccano a corsi di ogni genere, discipline dal sapore esoterico e “antiche”. Perfino alcune sentenze di giustizia vanno contro le evidenze scientifiche.
Sto parlando di irrazionalità derivante dalla speranza. Quando la scienza non dà certezze, o appare troppo “faticosa”, ecco che subentrano le alternative. Si preferisce optare per qualcosa di assurdo, privo di qualsiasi logica, che la scienza tradizionale ostacoli, che magari vanti alcune (misteriose) testimonianze dei risultati. Il funzionamento è analogo a quello delle bugie (e di fatto lo sono): più sono assurde più è probabile che vengano credute.
“Magari funziona…”, “in oriente lo utilizzano da secoli”, “su internet alcuni dicono di essere guariti”, “vale la pena provare”, “le multinazionali lo nascondono”, “tanto…male non fa”. Sono tutti pensieri cognitivamente più digeribili di “non ci sono certezze” oppure “dovrò darmi da fare”.
Il meccanismo è molto semplice: perché accettare questa eterna incertezza sulla causa dei tumori se posso preservarmi bevendo il succo di pompelmo?
Se sono eccessivamente ansioso, perché trovare uno specialista che mi aiuti, mettermi in discussione, dedicare del tempo a me stesso quando ci sono i fiori di Bach?
Se voglio dimagrire, perché andare a correre e mangiare meno se su internet vendono degli intrugli miracolosi?
Queste, ovviamente, sono balle che raccontiamo a noi stessi. Tutto ciò significa sperare di aggirare la pigrizia, le difficoltà e il buon senso affidandosi a rimedi irragionevoli.
Dato che la mente umana è complessa, di sicuro avere la convinzione di prendersi cura di sé (pur con metodi inutili) inizialmente dà una sensazione di benessere. Ma finisce tutto lì, dopodiché il problema riemergerà da dove l’avevamo lasciato; peggio di come l’avevamo lasciato, perché la speranza, pur per ultima, sarà morta, e dovremo tornare a rimboccarci le maniche per stare meglio, sentendoci pure più stupidi.
La speranza conferisce un grande senso di benessere, ma a volte uccide la razionalità, ci porta a fare scelte sbagliate, ci induce a cadere nei tranelli peggiori.
Per stare meglio è sempre necessario impegnarsi, cambiare abitudini, attraversare periodi di transizione; quando non sembra così, dobbiamo dubitare. Quando consegniamo la nostra salute a qualche bizzarro professionista, chiediamoci sempre quali prove scientifiche ci sono in merito. Chiediamoci come mai il suo metodo/prodotto non sia maggiormente diffuso (non rispondete “perché le case farmaceutiche lo vogliono coprire”… casomai se ne sarebbero immediatamente appropriate).
Esistono laboratori, centri di studio e cliniche creati appositamente per scoprire nuove cure. Ci sono individui che quotidianamente lavorano, studiano, sperimentano per rendere l’essere umano più sano. Si chiamano ricercatori, medici, psicologi, laureati in varie discipline…. E’ banale doverlo spiegare, ma è molto più probabile che sappia curarvi chi ogni giorno studia come farlo, e continua a farlo sulla base di una letteratura scientifica, piuttosto che chi si improvvisa guaritore o tuttologo. Con buona pace della speranza.
Chiediamoci perché ci stiamo affidando a qualche pratica “particolare”; se la risposta è “perché SPERO che…” allora fermiamoci un attimo, e troviamo qualcosa che ci faccia rispondere “perché CREDO che…“.


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