La motivazione

Perché facciamo qualcosa? Potrebbe sembrare una domanda semplice. Il tema della motivazione in realtà non è affatto banale, poiché coinvolge complessi meccanismi cognitivi, emotivi e sociali.
Nello sport, ad esempio, il termine “motivazione” ci rimanda ai discorsi degli allenatori nel pre-partita (famosissimo e citatissimo quello di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”); possiamo poi pensare ai vari video motivazionali o agli stessi motivatori, che fanno leva principalmente su aspetti emotivi, proponendo frasi e concetti ad effetto (“puoi raggiungere ciò che vuoi, basta volerlo”).
Le parole possono sicuramente motivare, possono dare un impulso immediato all’azione, ma di breve durata; di per sé infatti le emozioni durano poco, è nella loro natura, quindi non è certo possibile affidarsi ad esse per ottenere una motivazione duratura. Gli atleti più forti mentalmente sono coloro in grado di automotivarsi, ogni giorno, non soltanto prima di una competizione; non potrebbero mai sostenere un livello motivazionale così alto e stabile soltanto grazie alle parole di qualcuno.
Nonostante si faccia di tutto per banalizzarlo, la motivazione è in realtà un costrutto molto più complesso.
Innanzitutto, la motivazione rappresenta una spinta a fare qualcosa, con più o meno impegno. E’ caratterizzata dunque da una direzione (“lo faccio o non lo faccio?”) nonché da una certa intensità (“quanto impegno ci metto?”). Inoltre, la motivazione può essere intrinseca (faccio qualcosa perché mi piace, perché voglio raggiungere un obiettivo) oppure estrinseca (faccio qualcosa perché qualcuno lo vuole, oppure per ottenere un consenso sociale).
Ma quali sono i fattori che influenzano la motivazione? Perché alcuni studenti stanno ore sui libri, mentre altri non studiano mai? Perché alcuni atleti si allenano con grande intensità, mentre altri cercano di faticare il meno possibile? Ancora, motivati si nasce o si diventa?
Il divertimento è il fattore che ha un impatto più immediato sulla motivazione; se qualcosa mi diverte, mi appassiona, sarò portato naturalmente a dedicarci del tempo. Uno sport, una materia particolare, un hobby… E’ dunque fondamentale, per chi occupa ruoli come educatore o allenatore, tenere sempre presente che il divertimento ha un’influenza decisiva nel sostenere la motivazione.
Inoltre, la motivazione è influenzata dallo stile attributivo, cioè dalla modalità che utilizziamo per spiegare i nostri risultati; a cosa attribuiamo i nostri successi/insuccessi? L’attribuzione può essere interna o esterna. Ad esempio, potrei attribuire un mio successo sportivo alla fortuna o allo scarso spessore degli avversari; in questo caso parliamo di attribuzione esterna. Al contrario, potrei interpretare questo successo alla luce del mio grande impegno in allenamento, alla giusta strategia scelta o alla mia tenacia; in questo caso parliamo di attribuzione interna.
Allo stesso modo, in caso di insuccesso, potrei spiegare il mio fallimento incolpando i miei compagni di squadra, l’arbitro, il clima sfavorevole (attribuzione esterna). Oppure potrei arrabbiarmi con me stesso per aver bevuto una birra di troppo la sera prima, per non essermi allenato adeguatamente o per lo scarso impegno profuso in gara (attribuzione interna).
Uno stile attributivo interno comporta generalmente una maggior motivazione, poiché si considera se stessi ed il proprio comportamento come causa diretta del successo/insuccesso, si esperisce controllo della situazione e si stabilisce un collegamento diretto tra impegno e raggiungimento degli obiettivi. Al contrario, uno stile attributivo esterno comporta sempre uno scarico di responsabilità su fattori incontrollabili e non permette di sentirsi padroni del proprio destino, minando direttamente la motivazione (se non mi sento responsabile di ciò che mi accade, difficilmente sarò motivato a fare qualcosa per modificare la situazione).
La percezione di competenza è un altro fondamentale aspetto che influenza la motivazione. In sostanza, quanto più mi sentirò capace di fare qualcosa, tanto più sarò gratificato nel farlo e quindi motivato nel perseguire i miei obiettivi. La percezione di competenza è un costrutto soggettivo, che si costruisce nel tempo e viene influenzato dal contesto; ad esempio, se un bambino si sente dire da sempre “sei un incapace”, difficilmente sarà motivato nel proseguire le sue attività. E’ evidente da qui l’impatto motivazionale che possono avere i giudizi e gli atteggiamenti delle figure di riferimento (genitori, allenatori, educatori, insegnanti…).
La percezione di competenza può avere un carattere entitario (io sono fatto così e nulla può cambiarmi) oppure incrementale (allenandomi di più potrò migliorare). Da una parte, si ha una concezione di sé stabile e non modificabile, per cui l’individuo pensa di non poter migliorare/peggiorare in virtù delle sue capacità innate; si parla di talento, di persone “non portate” per fare qualcosa, di doti innate. In questo caso, la persona non sarà granché motivata nel porsi nuovi obiettivi, ritenendo di non poter fare alcunché per migliorarsi.
Al contrario, una concezione di sé di tipo incrementale, porta l’individuo a credere di poter modificare le proprie competenze, capacità, abilità. Chi ha una convinzione di questo tipo, tende a lavorare molto ed impegnarsi per raggiungere sempre nuove mete e per migliorare le proprie prestazioni, consapevole del fatto che l’impegno porta più facilmente al raggiungimento degli obiettivi.
Infine, un altro aspetto che influenza decisamente la motivazione è l’orientamento motivazionale. Quest’ultimo si suddivide nuovamente in due tipologie; un orientamento motivazionale sull’io presuppone che l’obiettivo principale sia il confronto sociale (“batto gli avversari”) ed il risultato finale (“voglio arrivare primo”); l’individuo in questo caso si misura con obiettivi non controllabili, come la prestazione degli altri o la vittoria finale. In tal modo la motivazione ne risente, portando l’atleta a non sentirsi padrone della propria prestazione, a riferirsi sempre all’esterno e non saper recuperare in caso di fallimento, cercando inoltre scorciatoie (imbrogli, simulazioni in campo, scorrettezze, doping) per arrivare all’unica cosa che conta: il risultato.
Invece, con un orientamento motivazionale sul compito, il riferimento è sempre se stessi, la propria prestazione, il miglioramento delle proprie capacità; in questo caso si percepirà il massimo controllo della prestazione, ed in caso di insuccesso l’unica spiegazione possibile sarà riferita all’impegno profuso, alla preparazione effettuata, alla gestione della gara ecc..
Un atleta con un orientamento motivazione sull’io può avere come unico obiettivo battere gli altri ed essere apprezzato dal pubblico; al contrario, un atleta con un orientamento motivazionale sul compito ha come unico scopo quello di restare concentrato sulla propria prestazione, cercando di riprodurre quanto provato in allenamento, tentando se possibile di perfezionarlo. Quest’ultimo atleta sperimenterà più controllo, maggiori stati emotivi positivi meno ansia, meno distrazioni e si darà una spiegazione del risultato finale, che sia sconfitta o vittoria, più produttivo ed efficace dal punto di vista motivazionale.

Questa era soltanto una breve rassegna, non certo esaustiva, per dimostrare quanto il concetto di motivazione venga bistrattato e banalizzato nei media. In letteratura c’è molto di più, il tema viene trattato in maniera ulteriormente complesso e dettagliato, comprendendo tutta una serie di risultati e modelli correlati ai risvolti educativi.
Comprendere come la motivazione si formi, venga alimentata e influenzi le prestazioni è una competenza irrinunciabile per ogni figura che debba “trasmettere” qualcosa agli altri. Ho utilizzato lo sport come esempio, in realtà il discorso si deve necessariamente ampliare al mondo della scuola, delle aziende e della formazione in generale, nonché a tematiche che hanno una forte ricaduta in ambito sociale, come il drop out sportivo e scolastico.

Per approfondire: Bortoli L. e Robazza C., “Il clima motivazionale nello sport” in Giornale italiano di psicologia dello sport, 2004


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